Cinema Amore Mio

Da FF a Mokum Cinema Amore Mio e La Cabina di Proiezione

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Con Troppa Grazia Gianni Zanasi non riesce a ripetere il miracolo di scrittura di Non Pensarci. Anzi, regia e fotografia spesso eccellenti, sembrano slegati rispetto a un intreccio e dei dialoghi prevedibili e svogliati https://slowfilm.blog/2018/12/16/troppa-grazia-gianni-zanasi-2018-recensione-miracolo-non-arriva/

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Qualcuno Salvi il Natale e Mowgli: Netflix propone un Kurt Russell Babbo Natale che guarda a Elvis, e un solido Libro della Giungla con animali primordiali e feriti https://slowfilm.blog/2018/12/09/film-natale-dove-vederli-qualcuno-salvi-natale-mowgli-figlio-giungla-recensione/

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HOLY SHIT https://www.youtube.com/watch?v=hA6hldpSTF8

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chi regge 4 mesi e mezzo?

 ‎· Nick
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Nell'origine del cinema c'è inevitabilmente anche la sua avanguardia. I Coen, nel loro ritorno al western, si prendono ampie libertà nell'inseguire storie apparentemente minori - che definiscono i momenti più universali e umani -, oppure nello spingere fino alla caricatura i luoghi più frequentati del genere. Ad ogni modo, difficilmente potrà capitarvi fra le mani qualcosa di meglio da vedere https://slowfilm.blog/2018/11/25/la-ballata-di-buster-scruggs-recensione-joel-ethan-coen-2018/

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The Other Side of the Wind (Orson Welles) è un’esperienza autenticamente lisergica, come può esserlo solo un film che viene da quegli anni lì, è il caos in cui il cinema nasce e muore. È cinema nel cinema, ancora nel cinema, sul cinema, sulla vita nel cinema, sul cinema incompiuto e la vita che aspira a esserlo ma per alcune leggi biologiche non può permettersi tanto, altro. https://slowfilm.blog/2018/11/18/the-other-side-of-the-wind-orson-welles-2018-caos-cinema-nasce-muore-recensione/

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Il Ragazzo più Felice del Mondo. Una storia vera raccontata da una sgangheratissima troupe formata, oltre che dallo stesso Gipi, da un fonico spesso in campo e costantemente malaticcio (Davide Barbafiera), un amico nichilista (Gero), un aiutante estremamente sensibile, precedentemente pagato in visibilità da un call center (Francesco Daniele), un cameraman che in quanto tale esiste ma non si esprime https://slowfilm.blog/2018/11/17/ragazzo-piu-felice-mondo-gipi-pacinotti-recensione/

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Su Netflix due ottime serie "per grandi e piccini". Hilda è una sorta di incontro fra i Peanuts e Miyazaki, Over the Garden Wall ai riferimenti al maestro giapponese aggiunge la bizzarra inquietudine delle Silly Symphonies. Entrambe sono fra le cose migliori in circolazione, anche in mancanza di un giovane alibi https://slowfilm.blog/2018/11/03/hilda-e-over-the-garden-wall-due-serie-per-bambini-sono-fra-le-cose-migliori-che-possa-incrociare-un-adulto/

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Cervantes, oggi, con ogni probabilità scriverebbe il suo Terry Gilliam. L'uomo che Uccise Don Chisciotte non potrà mai competere, in unicità e grandezza, con le disavventure che in venticinque anni hanno accompagnato la sua produzione. Ma il film, alla fine, c’è, e tutto sommato è uno dei Gilliam migliori degli ultimi anni https://slowfilm.blog/2018/10/21/luomo-che-uccise-don-chisciotte-terry-gilliam-2018/

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Piccola storia triste:
ieri ho visto la versione for dummies di "Ghost in the Shell"

Piccola storia triste:
ieri ho visto la versione for dummies di "Ghost in the Shell"

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Sulla Mia Pelle è la rappresentazione di una vita che si dissolve. È il corpo di Stefano Cucchi, prima devastato e poi gettato in un buco, un corpo considerato qualcosa da contenere, osservare, qualcosa su cui operare, senza che sia mai riconosciuto come persona. È la storia di una violenza fisica che si insinua e si spande come una malattia: un organismo parte di un sistema più ampio, aggredito da cellule impazzite. https://slowfilm.blog/2018/10/06/sulla-mia-pelle-alessio-cremonini-2018/

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Non ho ancora avuto il coraggio di vederlo

 ‎· Angelo Ghigi
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@aghigi: pure io vorrei vederlo ma non ne ho il coraggio.

 ‎· Yoshiniski
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È comprensibile

 ‎· Giuseppe Marino
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Lazzaro Felice vive, fino a un certo punto, di rughe contadine e vedute aeree sui calanchi, rughe argillose che solcano la colline. Trova un fragile equilibrio documentario e poetico nel racconto di una realtà rurale dove i contadini, giovani e anziani, donne e uomini, lavorano ogni giorno fino a riempire completamente le proprie vite. Diventa, poi, una parabola confusa e meccanica, che purtroppo rende sterili le sue stesse premesse. https://slowfilm.blog/2018/09/30/lazzaro-felice-recensione-alice-rohrwacher-2018/

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Solo - a Star Wars story prende molto dall'immaginario western e propone un’azione non (troppo) confusionaria, quasi classica, ha delle idee di design migliori dei suoi predecessori, azzecca almeno un paio di personaggi femminili (uno in forma di giovane guerriera, l’altro di robot), e per Chewbecca un’entrata in scena che non sarebbe dispiaciuta a Marlene Dietrich https://slowfilm.blog/2018/09/22/solo-a-star-wars-story-recensione-ron-howard-2018/

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Per vedere un buon film, spesso, occorre vedere un piccolo film. Lucky è un piccolo film, una ballata intima e vitale, che ruota attorno alla figura di Harry Dean Stanton, uno degli attori feticcio di David Lynch e celebre caratterista, qui in un ruolo da assoluto protagonista https://slowfilm.blog/2018/09/08/lucky-john-carroll-lynch-2017-lultima-ballata-di-harry-dean-stanton/

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Tutte le storie sono state raccontate. Chi vuole continuare a raccontare storie, per dare loro un senso, deve aver voglia di trovare il modo giusto. Sean Baker, con The Florida Project, riesce a farlo https://slowfilm.blog/2018/07/29/the-florida-project-un-sogno-chiamato-florida-sean-baker-2017/

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Hostiles - Scott Cooper. Il western, come la fantascienza, è un genere nobile, adatto a svolgere più o meno ogni discorso. Hostiles, la nuova epopea pionieristica con Christian Bale, non trova, invece, la sua cifra. Vuole essere un western contemporaneo, ma finisce solo per snaturare il discorso classico, inquinando entrambi i mondi https://slowfilm.blog/2018/07/28/hostiles-ostili-scott-cooper-recensione-molta-violenza-film-innocuo/

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Ho avuto la stessa impressione un paio di mesi fa, tanto da far fatica a ricordarmi il finalino zuccheroso. In compenso, andando indietro nel tempo, avevo apprezzato The Homesman, dove i cattivi son cattivi e i buoni dei poco di buono

 ‎· MisterQ 1
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Mammamia, che finalaccio terribile. Fra l'altro in modo completamente inutile. [Spoiler] Se volevi proprio (ri)creare la famiglia americana, rendere un figlio a lei e redimere lui, mettili direttamente assieme, che senso ha tutta la scenetta finale? Se volevi fare il nichilista (ma s'era capito da tempo che la cifra del film non è quella), allo stesso modo, chiudi su un primo piano o un campo lunghissimo e ciao. Il problema grosso di questo film è proprio che è un insieme di cliché diluiti in un sacco di morti ammazzati. The Homesman invece non l'ho visto, lo recupererò. Fra i western recenti, ho trovato interessante Meek's cutoff.

 ‎· Giuseppe Marino
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La perdita di Dogman, l'arte di Igort, il design di Anderson, e altre cose che avrei voluto scrivere https://slowfilm.blog/2018/07/21/cose-che-avrei-voluto-scrivere/

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Ho visto Vaiana. Bellino. Adesso sono 5 giorni che ho The Rock che mi canta in testa "You're welcome", mannaggia a lui.

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C'è, finalmente, tanto cinema in The Death of Stalin. Armando Iannucci dirige e scrive un film dagli equilibri attenti, tocca momenti di pura comicità ed eventi realmente drammatici, lasciando che ognuno legittimi e rinforzi l’altro. Una commistione di toni e contenuti che da tempo non passava sullo schermo con tanta spontaneità, facendo ritrovare il piacere della visione. https://slowfilm.blog/2018/06/24/the-death-of-stalin-armando-iannucci-2017-finalmente-ce-molto-cinema/

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Nelle Pieghe del Tempo. Se si convive con dei figli minorenni, si può essere tentati da qualsiasi pellicola possa offrire un sano pomeriggio cinematografico, ma questa lasciatela stare. Produzione Disney che parla di genitori distanti, bambini insicuri, bullismo, adozione, rapporti tra fratelli, spiagge affollate, fiducia in sé stessi, bellezza della natura, bruttezza della cattiveria e molto altro. Parla di tutto questo malissimo, anzi senza parlarne realmente https://bit.ly/2sIZN9s

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La Truffa dei Logan. L'Oceans 11 in salsa redneck ha i suoi momenti, ma racconta una rapina macchinosa senza darci la voglia di rimettere assieme i pezzi https://slowfilm.blog/2018/06/05/logan-lucky-la-truffa-dei-logan-steven-soderbergh-2017/

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LORO 2. Gli spunti introdotti nel primo episodio si concludono sostanzialmente lì, mentre questa seconda frazione estrapola frasi ed eventi “storici” e pubblici, riportandoli in confronti privati. Luoghi ormai comuni, trasfigurati nell'esuberanza del cinema di Sorrentino, che purtroppo non riesce a dare a questi luoghi una forma indipendente, e far dimenticare le origini spossanti dei suoi testi https://slowfilm.wordpress.com/2018/06/03/loro-2-paolo-sorrentino-recensione/

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e quindi

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LORO1 dipinge un empireo, una colorata selezione di sguaiate figure ultraterrene dalle denominazioni astratte, mette in scena dei ruoli che possono essere ricoperti da persone diverse, ma che devono necessariamente esistere in quanto funzioni e oggetti del desiderio per chi, invece, rimane invisibile. Loro, quelli che contano, Lui, il nutrimento a cui tutti guardano, Dio, un fantasma che disperde i suoi fluidi, e altri semidei, nudi, plastici, assurdi, affamati https://slowfilm.blog/2018/04/30/loro-1-paolo-sorrentino-2018-una-recensione-politica/

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Su Netflix continua a stiracchiarsi la saga Cloverfield, attraverso un espediente molto postmoderno che rende il marketing cinematografico più creativo del cinema stesso, specialmente se il cinema in questione è Cloverfield Paradox. Intanto Alexander Payne, con Downsizing, continua a voler sembrare al tempo stesso dissacratorio ed elegante, senza riuscire in nessuna delle due cose https://slowfilm.blog/2018/04/15/fantascienza-a-basso-rendimento-cloverfield-paradox-downsizing-recensione/

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Downsizing parte carino e gradevole ma finisce di un MEH.

 ‎· Stefigno 2
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Infatti, l'idea di downsizing mi piaceva molto, ma boh, si perde per strada.

 ‎· Brixie
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Con le giuste 'dinamiche' si sarebbe potuta fare anche una serie su questo concept. :)

 ‎· Stefigno
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È morto Isao Takahata, genitore dello Studio Ghibli e di splendide, intime pagine del cinema d'animazione. Il suo ultimo lavoro, La Storia della Principessa Splendente, è una delle favole più belle di sempre, un incontro prezioso fra arte e narrazione, spiritualità e umanità https://slowfilm.blog/2015/02/22/la-storia-della-principessa-splendente-isao-takahata-2013/

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