Esiste un dvd: "Uomini di Marmo, il documentario realizzato da un’idea di Federica Triglia, con il patrocinio e contributo dell’Endas. Cinquantatré minuti di vita vissuta, raccontati da chi è cresciuto respirando la polvere bianca, lottando contro i «padroni»; di filmati in bianco e nero, tratti dall’archivio storico dell’Istituto Luce; di immagini del cavatore del terzo millennio, alle prese con il filo diamantato al posto del vecchio filo elicoidale. I volti delle persone riprese parlano anche a volume spento. Nelle loro rughe profonde, scavate dal sole e dalla fatica, sono incisi, come sulla traccia di un vecchio 33 giri, gli urli lanciati per farsi capire nel frastuono del lavoro frenetico, le invettive contro il «capo schiavista», gli slogan delle lotte anarchiche, e le grida di dolore per l’ennesimo compagno rimasto intrappolato tra due blocchi, travolto dai «badoni», dilaniato da una mina o fulminato dalla corrente". ‎- StefanoHBS nucleare
Per me, è una testimonianza bellissima, e non solo perché io sono un po' parente di quella gente che c'è lì ‎- StefanoHBS nucleare
La vita dei lizzatori, minatori senza gallerie, la marmettola ovunque. Per chi passa da quelle parti un giro alle vecchie cave può far intuire qualcosa di quella immane fatica ‎- Cirdan il Timoniere
Cirdan, è proprio il documentario che in sé è interessante, persino divertente a tratti, poi per me è commovente, perché in loro sento una eco del mio vecchio dialetto di Sarzana. ‎- StefanoHBS nucleare
Le vie di lizza sono pazzesche. E bellissime. ‎- elisca
Di questi ne conosco parecchi, il tizio della terza foto lo conosco da almeno 35 anni ‎- StefanoHBS nucleare
Aronta è quel ch'al ventre li s'atterga, / che ne' monti di Luni, dove ronca / lo Carrarese che di sotto alberga, / ebbe tra ' bianchi marmi la spelonca / per sua dimora; onde a guardar le stelle / e 'l mar no li era la veduta tronca. - - > La capanna Aronte http://www.escursioniapuane.com/SDF/BivaccoAronte.html ‎- StefanoHBS nucleare
Quando io ero un bimbo piccolo, 50/55 anni fa, questa gente andava alla cava a piedi, verso le tre del mattino, con un tozzo di pane e il lardo nello zaino di corda. Come fossero dei muli, i cavatori portavano le funi elicoidali a spalla, circa 150 chili d’acciaio raggomitolato, da sorreggere in tre o al massimo in quattro, mentre i più forti recuperavano le lizze, le travi di legno sulle quali scivolavano le cariche verso le stazioni della Marmifera. I blocchi venivano «mollati» dai lizzatori dal piano di cava fino a valle, poi tutto in spalla e di nuovo in cima. «Tra le compagnie si facevano anche le “riffe” – ricorda un lizzatore – rischiando la vita pur di arrivare per primi al punto di incrocio. Conquistare la via verso valle significava risparmiare ore e non perdere denaro, ma soprattutto significava far vedere chi era il più bravo e veloce a mollare». ‎- StefanoHBS nucleare
up di attualità ‎- Cirdan il Timoniere