se riuscirai a resistere fino all’ora del tramonto, quando i più se ne saranno andati, quando il sole inizierà a scendere pericolosamente verso il mare, disegnando le ombre scure di tutto ciò che incontra e tingendo di rosa e arancione il cielo; quando l’aria sarà più fresca e le acque lambiranno placide la riva; quando guarderai la sera calare sugli uliveti e i muretti a secco, e le erbacce, e le case basse della provincia, allora non potrai non ritrovare la bellezza della terra da cui vieni; la sua autenticità; la semplicità delle sue sovrastrutture; non potrai non ricordare cos’è che ami ancora; cos’è che ti fa tornare; cos’è quel sapore agrodolce che senti, ogni volta che pensi che quella terra bellissima è abbandonata a se stessa, che non evolve, che non cresce come cresci tu, che forse hai raggiunto il tuo punto di non ritorno del terrone, che non avresti voluto mai, e invece è arrivato, quel momento in cui alla domanda “Torneresti a vivere qui?”, rispondi senza esitazioni “No”. http://www.linkiesta.it/it/article/2016/06/18/lestate-il-punt...
“Ma in ferie sì”, aggiungerai. Perché c’è ancora qualche amico che torna, perché ci sono gli affetti, la famiglia, i ricordi, i cassonetti, i parcheggiatori abusivi, i negozi chiusi al pomeriggio, i cani randagi, le buche sull’asfalto, i dossi, gli arrosti di carne, le fritture di pesce, i cornetti (cornetti, non brioche) mangiati all’alba, i cocktail a 3 euro e le birre a 1 euro, l’estetista che ti depila anche l’anima per 20 euro e il parrucchiere a domicilio che ti fa la piega con 8. E le serate in villa. E le notti umide. E i dondoli nei giardini. E le albe che sorgono. E le chiacchiere. E le risate. E i racconti. Di come siamo. Di come eravamo . Di quanto siamo cambiati. E di quanto siamo rimasti uguali ‎- Wu Minchia